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Ponte Toronto anatomico individualizzato CAD-CAM titanio-composito: caso clinico a 6 anni.
Keyword: Copy milling; CAD-CAM titanio-composito; Muffola per termo-fotopolimerizzazione
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Introduzione
La progettazione protesica deve analiticamente valutare aspetti clinici che vanno considerati in ambito globale per il paziente, spesso anziano o impossibilitato ad effettuare chirurgie ricostruttive invasive perchè malato.
La riduzione del trauma chirurgico va pertanto contestualizzata in rapporto all'età, allo stato di salute, alle possibilità economiche e applicata al singolo caso clinico .
L'uso del CAD-CAM in una lega titanio-vanadio con rivestimento in composito per un grosso ponte circolare, scelto per questo caso clinico, solo anni fa era una possibilità esclusa dai piani di cura tradizionali, anche per il peso e l'imprecisione delle leghe.
Allo stato attuale, rappresenta invece una opportunità concreta, come dimostra il caso clinico in esame, a patto che si utilizzino delle procedure adeguate per ottenere una protesi ortopedica di lunga durata (copy milling) (1-2).
La scelta razionale per la lega in titano di grado 5 ha infatti prodotto una protesi leggera, ma molto resistente, impiegando un CAD-CAM con la tecnica copy-milling scala1:1 (Biomet 3i Architech®)(3), abbinato al rivestimento estetico in composito (4) termo e fotopolimerizzato in muffola, per effettuare un ponte tipo Toronto ad ingaggio diretto sui 9 impianti di 4 mm. di diametro, su esagono interno con la metodica PREVAIL Biomet.
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Le procedure odontotecniche e le tecnologie molto accurate di scannerizzazione CAD (Biomet 3i Architech PSR Virtual Design e di fresatura CAM (MIKRON HSM 400U GF) hanno inoltre permesso l'ingaggio preciso di ben 9 impianti, con un disegno anatomico ( tecnica copy milling, scala 1:1) con balconate di sostegno per il rivestimento estetico in composito (1-2-3).
In tal modo, si sono creati spessori omogenei e calibrati mediante mascherine in silicone da ceratura (tecnica cut-back), sia gengivali, sia dentinali, che dello smalto abbinato a una polimerizzazione in muffola termo e foto indurente per trattamento del composito, permettendo così una lunga durata alla protesi, con la conversione di tutto il monomero in polimero omogeneo e compatto.
Polimerizzando in muffola il composito (Enanel Plus® Micerium, Avegno), se ne sono evitati sia gli effetti di porosità che i rischi di sfaldamento - conseguenze tipiche di quando si tratta invece tale materiale con la tecnica tradizionale per stratificazione e sola foto polimerizzazione, che lo rende poco gradito ai clinici per via di un deterioramento precoce - eliminando i viraggi di colore e l'indebolimento del rivestimento estetico.
Da ultimo, ma non ultimo, la corretta impostazione gnatologica e protesica(5-6-7-8) ha permesso di effettuare un plaform-switching da 4,0 mm. a 3,25 mm. (Biomet PREVAIL), con l'utilizzo di una componentistica protesica di diametro insolitamente ridotto (9) (adatta appunto al caso clinico in questione, che presentava una cresta ossea stretta mediamente di 6 mm. ed un grosso deficit di tessuti rosa).
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Materiali e metodi
Paziente 71 anni all'epoca della chirurgia ASA 2, edentula da diversi anni superiormente, mentre inferiormente portatrice di una protesi tipo scheletrata che non intende sostituire.
Richiede una protesi superiore possibilmente fissa, senza assolutamente il palato, stanca di portarla per un fastidioso riflesso faringeo.
Data la cresta ossea mediamente di 6-7 mm. di spessore ed il grosso deficit di tessuti duri e molli, si è contenuto il trauma chirurgico mediante due grandi rialzi di seno e un sovrannumero compensativo di 9 impianti.
Solitamente, una progettazione di questo tipo è più facilmente gestibile con una protesi ancorata tipo overdenture, per la compensazione della quota rosa del deficit dei tessuti duri e molli, in una paziente che non intende affrontare una chirurgia ricostruttiva pre- protesica.
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Conclusioni
Il progetto contestualizzato alle richieste della persona (protesi fissa abbinato a una mininvasività chirurgica) evidenziato in questo caso, superando il traguardo critico dei 6 anni, dimostra che è possibile una protesi ortopedica tipo Toronto fissa avvitata direttamente su esagoni interni se la precisione, la scelta dei materiali e il confezionamento odontotecnico sono adeguati alla circostanza clinica e individuale del paziente. Così facendo, si è evitato l'impiego di pilastri conici, che solitamente semplificano le procedure odontotecniche, compensando con un sovrannumero di 9 impianti rispetto ai 4/6 solitamente usati per sostenere una struttura cosí mastodontica come quella oggetto del caso clinico.
Si è garantita, grazie all'opportuno design del corpo protesico, una corretta mantenibilità igienica per la paziente, mediante una adeguata progettazione ortopedica della quota rosa detergibile, senza sovracontorni non detergibili (overlap) per gli impianti.
Ringraziamenti:
Dott. Tiziano Testori
Laboratorio Eulab
Ferrara
Bibliografia
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